Senza alcun supporto psicologico, sottopagati e carichi di lavoro, i moderatori di Facebook sono costretti ad osservare e a filtrare decine e decine di video di violenze e abusi, decapitazioni e sevizie, minacce e atti contro bambini.

 

L’inchiesta del Guardian sul più famoso dei social network svela i criteri in base a cui Menlo Park stabilisce ciò che è ammesso sulle nostre bacheche e cosa no, e adesso anche le condizioni di lavoro di chi è addetto a filtrare i contenuti segnalati dagli utenti.

 

 

Predico bene e razzolo male: Zuckerberg dice, Zuckerberg non fa!

 

“Eravamo sottopagati e sottovalutati”, dice un anonimo ex addetto alla moderazione del social al quotidiano britannico. La fonte del Guardian rivela di aver ricevuto un compenso pari a circa 15 dollari l’ora, con inizio della giornata lavorativa alle nove del mattino. A quel punto, accendeva il computer e guardava qualcuno a cui veniva tagliata la testa. “Ogni giorno, ogni minuto: questo è ciò che vedi: teste decapitate – racconta -. Non c’era niente di piacevole in quel lavoro”.

E Zuckerberg? Mark, nel frattempo, tiene discorsi tipo quello ad Harvard proponendo l’introduzione del reddito di cittadinanza e auspicando un mondo più giusto ed equo.

 

Non solo teste mozze. Secondo l’ex “spazzino” di Facebook, oltre alle immagini di stampo terroristico, ogni giorno sul social network vengono visionate e filtrate centinaia di video e immagini  di violenze sessuali che, in alcuni casi, coinvolgono i minori. Per avere un’idea delle proporzioni, basti pensare che sempre il Guardian pochi giorni fa ha svelato il numero dei potenziali casi di vendetta sessuale, veicolati attraverso la piattaforma, che Facebook ha dovuto analizzare: 54mila episodi in un solo mese. “Gli psicologi dicono che il pedaggio da pagare quando si guardano immagini estreme, che si tratti di atti di violenza terroristica o abusi sui minori, può essere pesante”, scrive la giornalista Olivia Solon.
I piani alti di Facebook assicurano di mettere a disposizione tutta la preparazione e l’assistenza necessari. Secondo l’ex moderatore intervistato, però, preparazione e supporto sono “del tutto insufficienti”.

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